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ESCLUSIVA UCN: Zamboni: “L’assenza di Albiol si sente molto, è per questo che la difesa traballa. Gabbiadini? Ingiustificabile. Se fossi rimasto a Napoli, magari sarei dirigente”.

Medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nel ’97, una Coppa Intertoto nel 2000 con l’Udinese, e due trofei, sebbene da comprimario, con la Juventus. E poi, ha vestito le maglie di Verona, Reggina, è stato quattro anni alla Spal, ha giocato nel Crotone: Marco Zamboni, attualmente difensore del Benaco Bardolino nella Promozione Veneta, ha vestito in due annate diverse la maglia del Napoli: “Sono rimasto legatissimo a Napoli, se potessi tornare indietro, magari ci ripenserei ad andare alla Reggina: magari, sarei rimasto da dirigente“. Zamboni, uomo di calcio, ha commentato così la partita di domenica: “Prima della partita, avevo detto che se il Napoli avesse messo in campo la grinta e le qualità che ha, sarebbe stata una sicura vittoria. Dispiace, invece, per quello che ha fatto Gabbiadini: noi siamo degli eroi per i bambini, e se i bambini ci guardano, c’è il rischio che ci emulino. Può avere tutti gli alibi del caso, ma il suo comportamento non è giustificabile. Ci vedono milioni di persone, ed è obbligatorio comportarsi bene al di là delle sue problematiche. Non è un bel gesto“.

E’ arrivata la vittoria non nel modo in cui la squadra di Sarri ci ha abituato: ha avuto difficoltà ad esprimere il gioco che tutta Italia conosce. Ma, dopo essere stati sconfitti tre volte di seguito, a Crotone l’importante era vincere: “Ti rigiro la domanda: se vinci tutte le partite del campionato, ma giochi male? Alla fine quel che conta è vincere. Non è producente giocar bene e basta. In particolare, nel momento non proprio felice del Napoli: sono stati più importanti i tre punti che il gioco espresso. Non è facile vincere fuori casa, non è facile vincere con delle assenze: la mancanza di Albiol si sente parecchio. Koulibaly è un grandissimo difensore, ma Albiol può dargli un supporto diverso, soprattutto in situazioni difficili. Se Koulibaly ha avuto un piccolo calo, la causa maggiore è l’assenza dello spagnolo“.

E il Crotone? Non sta navigando in buone acque. Facciamo finta che sei il presidente, come miglioreresti la situazione?: “La situazione non è proprio facile da sciogliere. Bisogna vedere la società che cosa vuol portare avanti. Quando io ho giocato a Crotone c’era la stessa società di adesso, e penso che sia già un buon obiettivo, ed un buon punto di partenza, l’arrivo in serie A, ma non è bello essere la squadra materasso. Non è neanche facile operare in un nuovo ambiente qual è quello della massima serie“.

Chiosiamo con un pizzico di amarcord: giocavi in una squadra che, a rileggerla, non era affatto male. C’era Carreva, che aveva una comprovata esperienza, Dionigi che faceva molti gol, Floro Flores che stava esplodendo, poi c’erano Olive e Marcolin che erano centrocampisti di esperienza: cos’era che non andava? Soltanto la società?: “Sarebbe stupido, anche da parte mia, dare tutte le colpe alla società. Tutto il complesso non andava bene: è vero che non percepivamo lo stipendio, ma c’era anche ben altro. Era tutto l’insieme che era difficile da gestire. Si sapeva già che la società sarebbe fallita. Dispiace, perché vedere la nostra squadra meritava ben altro destino. Ciononostante, penso che riuscimmo a fare un campionato abbastanza dignitoso, calcolando tutte le difficoltà di contorno. Mi son prese le mie soddisfazioni, e mi è dispiaciuto però andar via“. I dirigenti dell’epoca ti avevano proposto di rimanere in C?: “No, perché avendo giocato un campionato intero, ero tra i giocatori più appetiti dalle altre squadre. Forse sono stato anche io affrettato nello scegliere un’altra piazza: la società attuale è tra quelle più importanti della massima serie, ed è un’azienda molto molto seria“.

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