Sarri: “Follia prendere giocatori più forti. Il Napoli ha una sola strada”

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Omaggiato con il Premio Bearzot, Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, ha parlato nel corso dell’evento. Queste le parole raccolte da “TMW Radio”: «A Cardiff andranno in campo due squadre forti. Dipenderà dal momento, da come arriveranno fisicamente e mentalmente all’evento clou di una stagione lunga e dura per entrambe. Dipenderà molto dalla condizione con cui arriveranno, più quella mentale che quella fisica, alla fine le gambe seguono il cervello. Dipenderà molto da questo. Il Real Madrid ha una grande potenzialità offensiva, la Juventus ce l’ha difensiva e può succedere di tutto. Higuain? Nel suo ruolo è un fuoriclasse, tra i 9 tipici è il più forte. Poi ci sono giocatori atipici che sono fuoriclasse. Ero fiducioso in Mertens ma da qui a pensare che potesse fare 33 reti, anche perché l’attaccante centrale l’ha fatto da ottobre in poi, era troppo ottimistico. Ero fiducioso che potesse essere congeniale al nostro gioco ma in quel mese, dopo l’infortunio di Milik, c’è voluto del tempo. Mertens è l’espressione che un giocatore, quando è forte, è forte, a prescindere da 7-8 metri di posizione in campo. Ha trovato l’umiltà di calarsi in un ruolo nuovo, facendolo con determinazione e raccogliendo frutti straordinari. Milik? Quando devi giocare così tanto in una stagione, la convivenza è facile. Mertens e Milik possono giocare da centrali ma Dries può fare l’esterno e possono giocare insieme. Nel finale di campionato, per fortuna, non abbiamo avuto la necessità di farlo se non a Sassuolo dove Milik ci ha ripagati subito. E’ un grande giocatore che ha fatto benissimo all’inizio e nel finale abbiamo fatto giocare Mertens perché ci avrebbe dato gusto se avesse vinto i cannonieri. Il mercato? La squadra ha raggiunto un livello elevato. Prendere giocatori che possano rendere di più è economicamente folle, la speranza è che questi ragazzi, visto che alcuni sono giovani, continuino a crescere. E’ l’unica strada che abbiamo: continuare a prendere talentuosi giovani da far crescere e, male che vada, lasciare inalterato il valore della squadra. Ci basiamo sul collettivo, è difficile avere certezze di migliorarla. Inserirsi ha bisogno di tempo, è normale: più organizzi una squadra e più è difficile adattarsi, non è facile, lo vedo quando arrivano i nuovi che fanno fatica prima di entrare in gruppo».

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