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Napoli News

“La prima chiamata di Spalletti…”: Kvara, il georgiano racconta tutto al ‘New York Times’

“La libertà è la mia firma, quando gioco sono da un’altra parte. Amo quello che faccio”, queste le parole di Kvaratskhelia che si è raccontato al New York Times.

Il New York Times ha pubblicato una lunga intervista a Kvicha Kvaratskhelia. Il georgiano ha accolto Rory Smith sulla terrazza del Grand Hotel Parker’s.

Il giornalista ha innanzitutto sottolineato il contesto della chiacchierata, ed il modo in cui Kvaratskhelia sembri a disagio.

“Di certo non è l’ambientazione a metterlo a disagio. La città di Napoli ai suoi piedi, un’eleganza degna della Belle Epoque. E’ la sua posizione a trasudare disagio. Non sa dove mettere le braccia. Non riesce a trovare una posizione che lo faccia stare comodo. E’, in un certo senso, rassicurante. Negli ultimi nove mesi sembra non esserci stato nulla che gli abbia fatto perdere l’equilibrio”, scrive Smith.

Smith sottolinea che Kvaratskhelia non sembra ancora una superstar. Ha ancora la barba folta e i capelli arruffati distrattamente, non ad arte.

“Carriere come quella di Kvaratskhelia non ce ne sono più. Oggi i ragazzi vengono selezionati prima, a 10 anni hanno già agenti. Prima dei 16 anni vengono convocati dai top club. Insomma, talenti come il suo vengono coltivati fin da piccoli. E invece di Kvara non si era accorto nessuno tranne il Napoli”.

Kvaratskhelia si racconta, la sua passione e il suo modo di giocare

“Da quando sono arrivato a Napoli è sembrato tutto un sogno. Ad un certo punto ho dovuto razionalizzare quello che stava accadendo. Le persone mi mostrano affetto e amore, e io ne sono grato. Sento la responsabilità, devo mantenere la promessa”, ha dichiarato Kvaratskhelia.

Il georgiano ha poi raccontato la sua prima telefonata con Spalletti. Racconta che Spalletti gli chiese di abbracciare la squadra e di capire l’importanza dello spirito di squadra, che sono le cose che davvero per lui contano.

Quando parla del suo modo di giocare dice che è un mix di cuore, passione e cervello. Un’azione basata sugli errori fatti in allenamento e su ciò che ha imparato.

La mia firma è la libertà, la riconosco in me stesso. Amo quello che faccio e quando gioco sono da un’altra parte”, racconta Kvaratskhelia.

Rory Smith conclude dicendo che Kvaratskhelia è un modello basato sulle esperienze, mascherato da genio estemporaneo.

 

Giorgio D'Andrea

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